Falso blue

La notte appena passata era stata fin troppo breve per poter assicurare il giusto riposo.
Sembrava una giornata come tante: la solita scrivania, il pc aziendale con il suo desktop stracolmo di finestre aperte, mentre alle mie spalle l’unica vera apertura sul mondo reale rivelava un cielo grigio che prometteva pioggia. All’improvviso una notifica rossa catturò la mia attenzione: “l’ultima serata insieme“.
Intuendo il contenuto dell’invito cliccai sul link che portava ai dettagli dell’evento con la stesso entusiasmo con cui la domenica sera spegno la luce sul comodino e sul weekend: “un’ultima serata insieme al solito locale: da domani niente sarà più lo stesso“.
Immerso nei ricordi degli anni passati insieme arrivai alla pausa pranzo:
-che ne dici se andiamo? …lo so che è lontano, che siamo stanchi e che domani sarà una lunga giornata, ma stasera o mai più…
+non penso sia una buona idea… stasera sarebbe meglio riposarci…
La sua insolita mancanza di entusiasmo mi fece capire che in effetti stavamo esagerando: troppe ore di sonno mancavano all’appello, troppi chilometri di strada che mi aspettavano il giorno successivo… non era proprio il caso di affrontare un altro viaggio. Decisi così di chiudere i bei ricordi nel cassetto… senza celebrazioni, senza occhi lucidi per l’addio, senza emozioni per un’ultima volta insieme…
Il lavoro intenso del pomeriggio e il consueto aperitivo serale mi fecero dimenticare i miei pensieri.
Dopo cena presi la macchina e la raggiunsi:
+allora andiamo?
-certo!
La prima sosta obbligata fu dal benzinaio: aprii il mio portafoglio e i 20€ solitari che apparvero in tutto il loro blue malinconico furono il segno che alle bevute avrebbe dovuto provvedere lei… ma niente poteva più fermarci!
Carichi di caffeina e taurina affrontammo le curve e i rettilinei di quella strada che in fondo non mi era mai piaciuta e che non conoscevo neanche così bene. La voce sicura e metallica del navigatore ci avrebbe comunque guidato al locale e la festa sarebbe potuta cominciare. L’orologio sul cruscotto segnava già il nostro ritardo, ma la puntualità era l’ultimo dei problemi: l’importante era esserci.
Dopo circa un’ora di viaggio raggiungemmo l’uscita dal nome inconfondibile che ricordavo come unico riferimento per raggiungere il locale, ma il copilota virtuale ci disse di superarla. Di lì a poco mi resi conto che il panorama intorno a noi non mi era per nulla familiare: troppi alberi, troppe case… avrei potuto giurare di non averlo mai visto in tutta la mia vita. Ma il buio della notte confonde le cose… e come si fa a dare torto al sistema GPS aggiornato in tempo reale che di sicuro non ha i ricordi annebbiati dall’alcol come la mente umana?!
Dopo altri venti minuti di zona industriale e rotonde di periferia in cui fare la roulette russa tra la terza e la sesta uscita: “tra 200 metri la vostra destinazione si troverà a destra“…

…il niente: uno stradone con pochi lampioni sperso nel niente….
Sulla destra un alto muro di cinta che lasciava intravedere un’antica villa completamente buia e un cancello irrimediabilmente chiuso. Dopo un attimo di smarrimento proseguimmo dritti per altri 200 metri… giusto il tempo di disturbare una coppietta appartata in macchina e per scoprire che lo stradone terminava in mezzo ai campi. Davanti a noi solo un vialetto non asfaltato e un cartello di VIETATO L’ACCESSO ai non autorizzati.
Tornammo indietro.
Casette a due piani, qualche palazzo, tante macchine parcheggiate, ma nessuna traccia del locale.

Vuoi uscire dalla navigazione guidata?
– forse sarebbe meglio –

L’unica passante portata a spasso da un cagnolino sentenziò col suo buffo accento che eravamo dalla parte opposta della città rispetto al locale che cercavamo e confermò che i miei ricordi annebbiati sul nome della zona erano purtroppo corretti. A quel punto era inutile perdersi d’animo: altri 20 minuti di strada mentre la voce digitale imbavagliata nel cassettino porta-oggetti ci intimava di fare inversione.
Spersi nella periferia finalmente arrivammo a destinazione, ma del locale ancora nessuna traccia.
Sta proprio qui dietro! Prima a sinistra, poi 500 metri a dritto, la terza uscita alla rotonda, poi la quarta, poi di nuovo la terza, vedete il centro commerciale e il locale sta lì dietro“.
-Chiaro no?
In effetti fu più chiara di quanto avessi pensato. In cinque minuti parcheggiammo la macchina dove ricordavo perfettamente di averla parcheggiata altre volte. Intorno a noi però solo l’insegna di una pizzeria e i silos della zona industriale. Sfogliai con lo sguardo i dintorni e nascosto fra i panni stesi di una casa diroccata e il retro della pizzeria ecco sbucare il vicoletto che portava all’ingresso del locale.
Prendemmo le giacche e ci infilammo nel buio.
Troppo buio… troppo silenzio…
Il locale era sigillato: l’insegna portava un nuovo nome e neanche un amico nei paraggi.
La gioia per le aspettative della serata si stava trasformando in ansia.
Altri due passi alla ricerca di qualche indicazione…
Niente… assolutamente niente se non le urla di un giovinastro che chiamava gli amici alla finestra.
Sentimmo arrivare della musica da dietro l’ennesimo capannone industriale, ma erano solo dei ragazzi che suonavano in un garage.
È mai possibile che nel 2012 con tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione non si riesca a trovare uno straccio d’informazione!?
Chiuso il navigatore consultammo l’oracolo del terzo millennio e fra i risultati in prima pagina campeggiava un articolo che raccontava come il nostro locale, in seguito ad un’inondazione, fosse stato trasferito dalla sua location storica e che il nuovo indirizzo era proprio quello a cui ci aveva condotto inizialmente il copilota digitale.
Era diventata una questione di principio: anche a costo di arrivare solo per i saluti finali e il bicchiere della staffa volevamo esserci.
Altri venti lunghissimi minuti in cui le ipotesi più fantasiose presero campo: “era lì dietro di sicuro” … “bastava infilarsi nella strada di campagna” … “potevamo chiedere alla coppietta” …. “che stordita quella con il cane!” … “ti sembra che abbia le doppiepunte?
Di nuovo il vialone… di nuovo il muro di cinta… di nuovo la villa abbandonata e il buio completo.

E cosa vuoi di più dalla vita!?

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